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Mercoledi delle Ceneri e Quaresima....fino a Pasqua
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Al carnevale segue un periodo sacro di quaranta giorni, in preparazione della solennità della Pasqua, che nella liturgia prende il nome di Quaresima ed inizia con il Mercoledì delle Ceneri.
La Quaresima dura 40 giorni e la tradizione popolare antica voleva austerità e privazione da ogni divertimento.

Mercoledì delle Ceneri

Verso la fine del V° secolo, la chiesa introduce una innovazione nella celebrazione della Quaresima: il periodo quaresimale non inizia più alla domenica, ma al mercoledì, con l'imposizione delle ceneri sul capo dei fedeli in segno di penitenza e contrizione per le intemperanze carnevalesche.

Il Mercoledì delle Ceneri è il primo giorno della Quaresima, secondo il rito romano (in opposizione a quello ambrosiano in cui la Quaresima ancora oggi ha inizio la domenica successiva).

Le ceneri utilizzate per la celebrazione sono quelle ottenute bruciando le palme e gli ulivi benedetti l'anno prima nella Domenica delle Palme, il celebrante pronuncia inoltre la frase rituale "ricordati, uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai".

Il Mercoledì delle Ceneri si celebra 46 giorni prima della Pasqua, è giorno di astinenza e digiuno, anche se questa parte del rito è sempre meno praticata.
Il conteggio dei 46 giorni inizia dallo stesso Mercoledi' delle Ceneri e termina il Sabato che precede la Pasqua











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penitenza baby :D

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Il papa per la quaresima 2009 spiega il significato del digiuno cristiano

Scritto da Marco Fabi
Martedì 03 Febbraio 2009 15:03


E’ un invito a soddisfare la fame di Dio con il digiuno del corpo quello del papa nel messaggio per la Quaresima del 2009. Una esortazione a riscoprire il valore e le ragioni profonde del digiuno cristiano. Non una pratica moralistica, con il cuore lontano da Dio, e tanto meno “una misura terapeutica per la cura del proprio corpo”, come impone una certa cultura “segnata dalla ricerca del benessere materiale”.


Per Benedetto XVI digiunare “è in primo luogo una ‘terapia’ per curare tutto ciò che impedisce loro di conformare se stessi alla volontà di Dio”. Una pratica ascetica che diventa “un’arma spirituale per lottare contro ogni eventuale attaccamento disordinato a noi stessi. Privarsi volontariamente del piacere del cibo e di altri beni materiali – sottolinea Benedetto XVI - aiuta il discepolo di Cristo a controllare gli appetiti della natura indebolita dalla colpa d'origine, i cui effetti negativi investono l'intera personalità umana”.

Il digiuno diventa così una forma di mortificazione del proprio egoismo che, nutrita di preghiera e seguita dall’elemosina, apre il cuore all’amore di Dio e del prossimo. Infatti, il digiuno non è fine sé stesso: è scegliere “liberamente di privarci di qualcosa per aiutare gli altri”. Di qui l’appello alle parrocchie e alle comunità ecclesiali a “mantenere vivo” l’atteggiamento di “accoglienza e di attenzione verso i fratelli” promuovendo “speciali collette” in Quaresima, per dare ai poveri quanto è stato messo da parte grazie al digiuno. Nella conferenza stampa di presentazione del messaggio è intervenuta il direttore esecutivo del World food programme (Wfp), Josette Sheeran. "Il richiamo e l'incoraggiamento del Santo Padre al digiuno volontario, ha detto ai giornalisti, ci aiutano a ricordare che la fame e' in marcia ovunque. Essere al servizio degli affamati e' un richiamo morale che unisce i popoli di tutte le fedi".

Analogamente, il Cardinale Cordes ha ricordato come "Non possiamo semplicemente arrenderci alla miseria degli uomini: per quanto possiamo, dobbiamo opporvi rimedio". Nel suo intervento, Sheeran ha ricordato che: "Dal 2007, 115 milioni di persone hanno ingrossato le fila degli affamati portando a quasi un miliardo quanti non hanno abbastanza cibo.” Ed ha spiegato che “Non si tratta della disponibilita' di cibo. Il problema - ha aggiunto Sheeran -, riguarda la distribuzione ma anche l'avidita', la discriminazione, le guerre e altre tragedie". Il direttore esecutivo del Wfp ha poi ricordato gli interventi dell'agenzia delle Nazioni Unite per l'assistenza alimentare in Darfur, a Gaza, l'aiuto all'autosviluppo alle donne del Senegal, l'acquisto di cibo per i propri programmi, per oltre 1 miliardo di dollari, direttamente dai paesi in via di sviluppo e i programmi di alimentazione scolastica rivolti a 20 milioni di bambini poveri. "L'assistenza umanitaria non e' possibile senza l'intervento di buoni samaritani che aiutano le persone in bisogno", ha detto Sheeran ricordando la campagna del Wfp "Fill the Cup" per la fornitura di pasti a scuola per i bambini affamati: un euro a settimana puo' salvare la vita di un bambino. Quest'anno il Wfp stima di assistere circa 100 milioni di persone in 77 paesi.

http://www.informazione.it/d/9cfaf0bb-331c...o-del-digiuno?v

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Domenica 1 marzo 2009

1^ di Quaresima


IL VANGELO della FAMIGLIA


GESU' E LE TENTAZIONI



Siamo all’inizio del tempo di Quaresima, tempo forte per prepararci a vivere in pienezza la Pasqua. Passiamo quindi dal silenzio meditato nell’Avvento - atteggiamento fondamentale per poter ascoltare la Parola e gli altri – al deserto della Quaresima, che è il luogo dove Gesù ha vinto le tentazioni.
Il deserto, innanzitutto: non è un concetto banale, ma è la prima condizione per poter vivere bene la Quaresima. E’ sinonimo di raccoglimento, di vita sobria sia personale che familiare, di rinuncia al superfluo e di ricerca di ciò che veramente conta. E’ il riuscire a casa nostra a spegnere un po’ il televisore, lo stereo, le letture spesso inutili e a trovare un po’ di tempo per leggere la Parola di Dio, per lasciarla penetrare e darci la forza necessaria per vincere le nostre tentazioni.
Ma quali tentazioni?
La prima, quella del pane, indica il bisogno, è ciò che ci serve per vivere. Il pane ci vuole, la tentazione è porre il pane come primo obiettivo della propria vita. Ammucchiando il pane e i soldi diventiamo ricchi a scapito degli altri. Dio dice che pane e ricchezza sono per tutti gli uomini, non solo per me, ma oggi al mondo manca questa parola e si vivono le “cose del mondo” da padroni.
Perché non proviamo, in Quaresima, a condividere qualche cosa di nostro con gli altri, a cominciare dai nostri familiari?Perché non condividere la bellezza di essere una famiglia cristiana inserita dentro una comunità?
La seconda tentazione è la fame del potere, e non riguarda più le cose ma le persone. Spesso vogliamo sentirci qualcuno e lo facciamo stando sulla testa degli altri, per sentirci applauditi, compiaciuti di essere al centro degli interessi di tutto e di tutti. Gesù però ci dice che il potere e il dominio sull’altro non sono mai buoni, e al potere contrappone il servizio: questa è la vera alternativa che abbiamo davanti.
Perché non proviamo in Quaresima a non parlare di noi stessi, e ad esercitare un po’ l’umiltà? A compiere il nostro dovere in silenzio e senza sbandierarlo? Perché non ridirsi le parole del consenso: “Io accolgo te come mia sposa/o e prometto di esserti fedele sempre….”? Perché non ricercare, nella giornata, cose straordinarie ma a vivere con gioia le cose banali: il rifare i letti, il lavoro che non ci piace, il cambiare i pannolini, il giocare con i figli…?
Infine la terza tentazione. E’ quella dell’idolatria, del sostituire a Dio qualcosa d’altro, di maggiore potere e successo perché non ci si fida della Sua potenza. Noi inseguiamo l’immagine di un Dio potente, forte, operatore di segni e di prodigi. Gesù invece vive la sua fiducia completamente e non ha bisogno di mettere Dio alla prova: semplicemente, si fida! E’ proprio questa fiducia in Dio che gli permette di vincere le tentazioni.
Noi abbiamo questa fiducia? Abbiamo l’umiltà di affidarci a Dio per combattere le tentazioni? Oppure siamo tra quelli che preferiscono scantonare perché – come ci dice la nostra cultura – se una cosa è difficile significa che è sbagliata?
Gesù ci mostra che la tentazione è sinonimo di strada giusta, anzi: se non le abbiamo è allora che dobbiamo preoccuparci, perché è il male che ci riesce bene e subito, ma il bene ci riesce poco e ci è molto difficile

fonte web

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II DOMENICA DI QUARESIMA

8 marzo 2009

La Trasfigurazione
***
Il tema di questa seconda domenica di Quaresima è la luce.Gli apostoli, che vivevano, mangiavano e parlavano con Lui tutti i giorni, sul monte Tabor comprendono all’improvviso chi è: è il Figlio di Dio. Lo vedono immerso in una luce chiara, il suo volto si trasfigura; il Tabor diventa luogo di una nuova manifestazione del Signore, luogo dello stupore e della gioia. Gli apostoli dimenticano le paure, i dubbi, le debolezze, le fatiche e vorrebbero piantare una tenda e restare sempre lì.
Dopo la Trasfigurazione, Gesù resta solo con loro, ma il cammino da riprendere non è facile, perché porta su un altro monte: il Calvario.
Anche la nostra vita è così: un affermarsi di momenti tranquilli e di momenti difficili. Gesù, però, trasforma le nostre debolezze, le nostre povertà. Trasfigura e rende eterne le piccole e le grandi cose, che gli offriamo, fa risplendere di luce anche le realtà più dure della vita.
Gesù ci dà un anticipo di resurrezione e di gloria, ci fa vedere che la sua luce sconfigge ogni tenebra e ci porta un futuro pieno di speranza.

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III Domenica di Quaresima

15 marzo 2009

Giovanni 2, 13-25

Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14 Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. 15 Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, 16 e ai venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”. 17 I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora. 18 Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. 19 Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. 20 Gli dissero allora i Giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”. 21 Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22 Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. 23 Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. 24 Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti 25 e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c`è in ogni uomo.

Siamo così giunti alla terza domenica di Quaresima e la liturgia ci da la possibilità di esaminare il nostro rapporto di amore con tutta quanta la nostra famiglia che è la Chiesa, tempio vivo dello Spirito Santo, in cui è presente l’Amore del Padre verso ciascuno di noi, nel Figlio.

L’episodio raccontatoci dal Vangelo di Giovanni, ci fa capire com’è grande l’Amore di Gesù per la sua chiesa e per ciascuno di noi. Se scaccia i mercanti dal tempio a ciò è spinto dall’Amore geloso per il Padre. Egli desidera con forza che ogni uomo possa trovare con Lui un posto dove ripararsi per recuperare quella pace e serenità che sono necessarie per affrontare le difficoltà della vita. E questo luogo non può essere che Cristo stesso, il Suo cuore immenso, sempre aperto ad accogliere ogni uomo che lo invoca.

Tuttavia c’è un pericolo che bisogna tener presente, che cioè non sempre siamo predisposti a metterci in contatto con Lui, liberando anche noi il nostro cuore dal peccato, dall’autosufficienza, dall’orgoglio, e facciamo sì che il tempio diventi solo un luogo di rifugio, un luogo dove scaricare le proprie responsabilità, riciclando con qualche preghiera e offerta una condotta fondamentalmente cattiva e contraria alle esigenze della giustizia . dell’onestà e della carità verso il prossimo.

E per prepararci a vincere questo pericolo Dio ci ha offerto un altro tempio sacro e fondamentale che è la famiglia, piccola chiesa domestica, nella quale è possibile recuperare il nostro stato di peccato e di debolezza, nell’amore che essa deve continuamente emanare. E se ciò manca è perchè manca il punto centrale, il vero fuoco che è Cristo.

Ecco perchè Gesù non accetta chi vuol mercanteggiare con Lui, chi calpesta la giustizia, chi continua a rubare, sfruttare, calunniare il prossimo, chi inganna il proprio simile, chi sfugge le proprie resposabilità. Non si va in chiesa per sfuggire alle esigenze etiche più impegnative ma semmai per prendere coscienza della propria realtà, per convertirsi.

Ecco allora ci si impone una domanda: sono anch’io tra questi venditori? Certo, nessuno può ritenersi dispensato da quella pulizia, ma chi di noi è sicuro di non essere andato qualche volta a mercanteggiare con Dio? Chi di noi è sicuro di non essere un “frequentatore abusivo” del tempio? Chi non ha mai preso la strada della chiesa soltanto per sentirsi a posto con la coscienza, tranquillo?

Ed allora recuperiamo il nostro essere cristiani, conformando la nostra condotta alla volontà di Dio, con l’essere operatori di pace, soprattutto cominciando con la nostra famiglia. Se sapeste com’è bello che un papà o una mamma, dopo una lunga giornata di lavoro, continuino ad avere un sorriso sulle labbra come segno d’amore verso chi si ama!

Tutto questo è possibile, perchè, nonostante tutto, Dio è con noi.

Sulla strada che conduce alla Pasqua, Gesù, il Messia crocifisso, è diventato il nuovo tempio dove tutti gli uomini e le donne possono trovare Grazia e Misericordia . E allora camminiamo insieme verso il grande tempio che è Dio Padre.

http://viaveritaevita.wordpress.com/2009/0...aresima-anno-b/


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IV Domenica di Quaresima

22 marzo 2009

In Cristo siamo creature nuove


«Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Vangelo). Con questa solenne e drammatica proclamazione, si apre il brano evangelico di questa domenica. È già prefigurata all’orizzonte la morte in croce seguita dalla risurrezione. Gesù sta parlando a Nicodemo ed afferma che tutta la salvezza si attua e si consuma nella discesa/ascesa del Figlio dell’Uomo, che è compimento della economia salvifica del Padre.

Prima aveva detto, «dovete rinascere dall’alto» ed ora: «bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo». Attraverso il movimento di innalzamento del Figlio dell’Uomo, (dal basso verso l’alto) gli uomini sono resi capaci di ricevere, in un movimento inverso (dall’alto verso il basso) il dono dello Spirito che li fa nuovi. Il salire di Gesù sulla croce è la condizione della discesa dello Spirito sugli uomini, rendendoli credenti.
E Gesù continua aprendo un’ulteriore prospettiva collegata alla precedente, ma che sposta l’attenzione sulla responsabilità personale. Il dono di Dio – la rinascita dall’alto – implica un'adesione di fede. Al Figlio è donata ogni cosa, la sua stessa vita, e in particolare il Nome che è quello di «egô eimì» (Io sono). Credere nel Nome (cioè nella persona) del Figlio di Dio o non credere è discriminante per la salvezza. Chi non crede è condannato. Il Figlio è mandato per dare la vita a chi crede in lui.

L’evento dell’innalzamento di Gesù in croce sprigiona una grande luce che illumina ogni cosa. Tutta la vita dell’uomo e del mondo, da quel momento è come sotto l’effetto di quella luce: si conosce la verità.
La luce è anche un elemento di giudizio (krisis) in senso esistenziale: non un giudizio di condanna sul mondo, ma di distruzione della vecchia realtà dominata dal male (cfr. Gv 12,31). Si allaccia, bene al tema svolto nella prima parte del brano, sulla rinascita dall’alto: la nuova vita si identifica con il venire alla luce, accogliendo la verità di Gesù Cristo che libera dal peccato. Ed è ciò che ribadisce la lettera agli Efesini (II lettura) presentando la vita del credente come un essere ricreato in Cristo in forza dell’amore di Dio. Una vita nuova che si esprime in opere nuove.

Tutto il discorso, dunque, si apre ad un ulteriore sviluppo che riguarda la risposta personale dell'uomo. Desideriamo lasciarci portare alla luce dalla forza di attrazione della croce? Siamo disposti a permettere a Gesù Cristo di fare la verità nella nostra vita? Vogliamo rinascere in lui?
Se uno è in Cristo è una creatura nuova, dice altrove Paolo (2Cor 5,17); è questo il frutto della quaresima che sfocia nella novità di una esistenza vissuta con il Signore, nel suo nome.

http://www.diocesi.torino.it/ascolto2009/Q...ma-Magdala4.htm


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Quinta Domenica di Quaresima

29 marzo 2009

Giovanni 12, 20-33

20 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c`erano anche alcuni Greci. 21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. 22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23 Gesù rispose: “E` giunta l`ora che sia glorificato il Figlio dell`uomo. 24 In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25 Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. 26 Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. 27 Ora l`anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest`ora? Ma per questo sono giunto a quest`ora! 28 Padre, glorifica il tuo nome”. Venne allora una voce dal cielo: “L`ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!”. 29 La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: “Un angelo gli ha parlato”. 30 Rispose Gesù: “Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32 Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”. 33 Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.


Siamo così giunti alla quinta domenica di quaresima e ciò signfica che il tempo di conversione, che la chiesa ci offre, sta per cedere il passo al grande momento della Passione, alla grande Settimana Santa.

A questo punto tutti dovremmo aver preso coscienza dell’infinito Amore di Dio, che fra poco ci manifesterà ancora una volta, la Sua paterna Misericordia, aprendo le Sue braccia a chi veramente è pentito e convertito. E solo se questo tempo di Quaresima è stato utilizzato per un serio esame di coscienza, è posssibile tutto ciò. Non dobbiamo dimenticare che Dio è pronto a perdonare qualsiasi peccato è stato compiuto per reintegrarci nella Sua infinita bontà. Ed ecco che quest’ultima settimana diventa ancora possibilità di Salvezza per chi solo adesso si sta accorgendo del suo desiderio di Dio.

Il Vangelo di quest’oggi ci aiuta a comprendere che Dio ha bisogno del nostro aiuto, della nostra collaborazione, ha bisogno dell’amore di ciascuno di noi per portare a tutti il Suo messaggio di Salvezza. E nessuno di noi si può esimere da questo compito, se siamo veramente cristiani cattolici.

Per i greci ci sono stati Filippo e Andrea ad accogliere la domanda di vedere Gesù, e subito si sono dati da fare, pensando che la notorietà di Gesù aveva ormai varcato i confini del loro regno, per cui, era giunta la sua ora di notorietà, di successo, di trionfo. E invece Gesù fa capire che era giunta un altra ora, quella della Passione, quella del passaggio da questo mondo al Padre, che ormai il chicco di grano deve scomparire e morire sotto terra.

Poveri Filippo e Andrea, non hanno capito; solo dopo Pasqua tutto sarà chiaro!

Ma immaginiamo che anche a noi ci venga rivolta la stessa domanda: vorrei vedere Gesù. E sovente, a dir la verità, cio accade. Non sempre la richiesta è esplicita. Magari ci saranno individui che vengono a noi per altri motivi, chiedendoci altre cose. Eppure pretendono quell’unica cosa: vedere Gesù.

E’ giunta la richiesta più urgente del mondo di oggi nei confronti dei cristiani. Sta a noi soddiefare questa pretesa leggittima. Non possiamo pensare di rispondere con i libri, con argomentazioni filosofiche. E’ la vita del cristiano che deve essere trasparenza della Presenza di Dio. E allora sapremo rispondere?

Andiamo troppo di fretta, non abbiamo il tempo per Dio, ed è così che ci lasciamo alle spalle le cose importanti: Dio, la preghiera, la meditazione, la contemplazione, gli ideali più alti, i veri valori. Abbiamo cioè la pretesa di insegnare Dio, ma non si insegna Dio, bisogna raccontarlo. Non si discute su Dio, lo si manifesta, deve essere visibile nella nostra vita. E solo chi ha un contatto continuo con Lui, ha questa capacità. E noi quale immagine di Dio siamo in grado di esibire?

Abbiamo allora bisogno di aiuto, di un luogo dove poter ricaricarci di tanto amore, Ed ecco allora che la famiglia, luogo privileggiato dell’Amore di Dio, ci si propone come possibilità di integrare questo amore. E’ qui che bisogna stare nell’attesa della Pasqua.

Non c’è casa, non c’è cuore senza qualche croce, ma accostata a quella di Cristo, le nostre croci, piccole e grandi, saranno più leggere e diventeranno testimonianza viva dell’Amore di Dio per tutti gli uomini





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Domenica 5 aprile 2009


Commento per la Domenica delle Palme
Con Gesù saliamo a Gerusalemme


La liturgia di questa domenica apre le celebrazioni pasquali: con Gesù saliamo a Gerusalemme, tra la folla osannante viviamo la festa del suo ingresso trionfale nella città santa. Ma, subito dopo, veniamo bruscamente immersi nel clima di un dramma che non ci permette di rimanere semplici spettatori.
Il testo di Isaia proclamato nella prima lettura, che presenta il misterioso Servo nel quale la tradizione cristiana ha sempre intravisto la prefigurazione di Cristo, prepara il nostro sguardo a incontrare l’Uomo dei dolori: «ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto al faccia agli sputi» (Is 50,6).
Proprio nel racconto della passione ci troviamo di fronte in modo ineludibile, alla domanda che attraversa tutto il vangelo di Marco: chi è Gesù?.

Lungo tutto il vangelo, Gesù stesso aveva impedito di rispondere precipitosamente a questa domanda per evitare prese di posizione affrettate e superficiali. Nella passione viene data la risposta definitiva: Gesù è il Figlio di Dio. La professione di fede non è fatta da un apostolo o da qualche discepolo: è un pagano, un centurione romano che «vistolo spirare in quel modo disse: ‘veramente quest’uomo era Figlio di Dio’» (Mc 15,39).
Di fronte a Gesù schernito, tradito, umiliato, consegnato nelle mani dell’uomo e stritolato dalle meschinità e barbarie di cui questi si rende capace, viene chiesto a ciascuno di noi: per te, chi è Gesù di Nazareth?

La narrazione di Marco è sobria, incalzante, incisiva: occorre avere il coraggio di restare, di ascoltare, «guardare», perché gli eventi parlano da soli. Mentre altri urlano, il silenzio di Cristo si fa assordante.
Nella sala dell’Ultima Cena, nella consapevolezza di un tradimento ormai consumato nel cuore, quando tutto sembra fallito, in un atto di suprema libertà Cristo compie il gesto estremo dell’amore che si dona: «prendete… questo è il mio corpo… questo è il mio sangue …versato per molti …» (vv. 22-24).
Ciò che avverrà dopo è solo la conseguenza di quella libertà e di quel dono. Marco non ha paura di presentarci Gesù, vero uomo, che vive l’angoscia del Getzemani, ma anche vero Figlio di Dio, che per questo, può chiamare Dio «Abbà, Padre!» (v 36), in un dialogo intenso e struggente dal quale però emerge l’espressione definitiva dell’abbandono fiducioso e amante alla sua volontà.

Chi è Gesù? Per celebrare veramente la Pasqua è necessario che ognuno di noi abbia il coraggio di porsi questa domanda qui, ai piedi del Golgota. Solo ai piedi della croce potrà nascere anche per noi una fede più matura in Gesù, vero uomo e vero Dio, in Colui che «pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò, svuotò se stesso facendosi obbediente… fino alla morte di croce» (II lettura).

http://www.diocesi.torino.it/ascolto2009/Palme-Magdala.htm


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I simboli della Pasqua

Nelle celebrazioni liturgiche di Pasqua tre elementi sorgono a simbolo di questa festività: il fuoco, il cero e l'acqua.

Il fuoco
Simbolo fondamentale nella liturgia cristiana, il fuoco è la somma espressione del trionfo della luce sulle tenebre, del calore sul freddo e della vita sulla morte. Durante la ricorrenza pasquale questo simbolo raggiunge la massima celebrazione attraverso il rito del fuoco nuovo e dell’accensione del cero. Nella notte di Pasqua, un fuoco viene acceso fuori la chiesa, intorno ad esso si raccolgono i fedeli e proprio da questo fuoco viene acceso il cero pasquale.


Il cero
Il cero pasquale è il simbolo di Cristo, vera luce che illumina ogni uomo. La sua accensione rappresenta la resurrezione di Cristo, la nuova vita che ogni fedele riceve da Cristo e che, strappandolo alle tenebre, lo porta nel regno della luce assieme agli angeli. Dopo l'accensione del cero con il fuoco nuovo una processione lo accompagna all’interno della Chiesa. Questa processione di fedeli simboleggia il nuovo popolo di Dio, che segue Cristo risorto, luce del mondo.


L'acqua
E' l’elemento che purifica ed il mezzo attraverso il quale si compie il Battesimo. La notte di Pasqua è la notte battesimale per eccellenza, il momento in cui il fedele viene incorporato alla Pasqua di Cristo, che rappresenta il passaggio dalla morte alla vita. Nelle altre domeniche in cui si compie questo sacramento è come se si prolungasse e rinnovasse settimanalmente la domenica per eccellenza, la Festa di Pasqua.



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I RITUALI DELLA PASQUA IN SICILIA

I rituali della Pasqua in Sicilia, lungo lo spazio temporale che va dalle Domenica delle Palme fino al Venerdì Santo e alla Domenica di Resurrezione, si presentano come una sequenza narrativa della Commemorazione religiosa cristiana ma anche come richiamo a una ritualità simbolica precristiana dove la Pasqua è la sintesi di rinnovamento, di transito, da una fase di morte della Natura (l’inverno) a una fase di vita e di risveglio (la primavera) secondo un passaggio che, già in ottica paganeggiante, si esplicitava con la morte e la rinascita della Divinità.

Le celebrazioni della Pasqua cristiana, infatti, non si riferiscono solamente alla precedente tradizione cultuale ebraica, ma hanno delle radici anche nel mondo della Roma pagana e, in particolar modo, il riferimento è alle feste Adonie, durante le quali degli orticelli simbolici chiamati i "giardini di Adone", venivano portati in processione e con essi si voleva rappresentare la tristezza di Venere per la morte di Adone e, quindi, la successiva contentezza e allegrezza per il ritorno di Adone riuscito a sfuggire dalle mani di Proserpina e ritornato a Venere. I "giardini di Adone" sono presenti nei "Sepolcri" delle celebrazioni cristiane. A partire dal Giovedì Santo, infatti, accanto ai simboli che rimandano all’Ultima Cena, fanno bella mostra di sé delle piantine esili e piuttosto fragili di un colore verde sbiadito che altro non sono che semi di grano o di cereali lasciati germogliare al buio: sono espliciti riferimenti a quella energia vitale del ciclo vegetativo la cui reviviscenza si celebra proprio nel periodo pasquale.

Nei rituali durante la Settimana di Passione o Settimana Santa, formata dai giorni che precedono la Domenica di Pasqua, si commemora il travaglio, il Calvario di Gesù, mentre la Domenica di Pasqua è un giorno di grande festa per celebrare il Cristo Risorto. Pur nella semplicità temporale contrassegnata da pochi giorni di calendario, le manifestazioni rituali e celebrative sono complesse e articolate per via delle tradizioni che si sono, a mano a mano, radicate non solo in ogni popolo ma addirittura nella piccole comunità.


LA SETTIMANA SANTA

Nel corso della settimana si svolgono sia le processioni, dove la liturgia popolare raggiunge il suo culmine recuperando anche preziosi tratti figurativi connessi a una cerimonialità agraria, sia le Sacre Rappresentazioni. Queste ultime presentano, con una serie di parti recitate, una sorta di rievocazione storica del Sacro Evento. Vengono rappresentati, di volta in volta e da caso a caso: l’Ultima Cena, la Lavanda dei Piedi, il Trasferimento simbolico all’Orto del Getsemani, il tradimento di Giuda con la cattura di Gesù e il trasferimento al Sinedrio, il processo, il Calvario, l’agonia e la morte di Gesù, la Deposizione, la Sepoltura.

IL GIOVEDI' SANTO


Il Giovedì Santo è la serata dedicata alla "celebrazione eucaristica" con la visita ai Sepolcri che vengono realizzati in ogni parrocchia e, una volta, erano momenti di involontario campanilismo per il miglior allestimento artistico. Il momento ricorda la ricorrenza dell’Ultima Cena. Adorno di ceri, fiori e splendidi vasi con pianticelle di frumento germinate al buio, il Sepolcro racchiude il Corpo di Cristo e, nella parrocchia, si veglierà in preghiera fino al mattino successivo. Il giro dei Sepolcri è considerato una, sia pur eccezionale, visita di lutto. Addirittura a Favara si usa, il Sabato Santo, fare fare alla Madonna una visita di condoglianze.

La tradizione impone il numero dei sepolcri da visitare: i fedeli dovranno recarsi in parocchie differenti o nella stessa per più di tre volte e, comunque, per un numero di volte dispari.



http://www.siciliano.it/news.cfm?id=2451


E' difficile risalire alle origini del rito dei " Sepolcri ". Fino all'epoca carolingia nella giornata del giovedì si celebravano due messe: una per la fine della Quaresima e l'altra per l'inizio del Triduo Pasquale e successivamente si optò per l'unica messa " in Coena Domini " al termine della quale si esponeva nel tabernacolo sull' Altare della Reposizione, allestito per la sua venerazione.

Non si sa quando si iniziò a chiamare " Sepolcri " questi altari ritenendoli impropriamente la tomba di Cristo.

E' certo che nel periodo barocco, l'usanza della visita ai sepolcri era già ben radicata nel popolo e soltanto recentemente, nel 1998, la Congregazione per il Culto divino sulla " preparazione e celebrazione delle feste pasquali " ha stabilito che il tabernacolo in cui viene custodito il " Corpo di Cristo " non deve avere la forma di sepolcro, così come deve essere evitato l'uso di chiamarlo in tal modo. In un'altra parte del documento viene spiegato che la " cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare la sepoltura del Signore, ma per custodire il Pane Eucaristico per la Comunione che verrà distribuita il venerdì della passione di Gesù.

Nell’altare vengono in genere collocati il tavolo simbolo del sacrificio e dell' imminente Pasqua, il pane ed il vino, i tredici piatti degli apostoli e il tabernacolo dove è collocata la SS. Eucaristia.

Tra gli addobbi tipici, vanno ricordati i fiori bianchi e vasi germogliati dai semi di grano, germogliati al buio che simboleggiano il passaggio dalle tenebre della morte di Gesù alla sua Resurrezione.


 



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Venerdi Santo

Per la Chiesa cattolica, il Venerdì Santo è il giorno della morte di Gesù Cristo, secondo giorno del Triduo Pasquale, che ha inizio con la liturgia vespertina o in coena domini del giovedì santo. Come nel Mercoledì delle Ceneri, i fedeli dai 14 anni di età sono invitati all'astinenza dalla carne (sono ammessi uova e latticini), e quelli dai 18 ai 60 anni al digiuno ecclesiastico, che consiste nel consumare un solo pasto (pranzo o cena) durante la giornata (è ammessa, oltre a questo, una piccola refezione).





Cristo morto di autore ignoto del 1850, si porta in processione il Venerdì Santo a Catenanuova (EN)

Il digiuno si compie in segno di penitenza per i peccati che Gesù è venuto a espiare nella Passione, ed assume inoltre il significato mistico di attesa dello Sposo, secondo le parole di Gesù (Mt 9,15); lo Sposo della Chiesa, cioè Cristo, viene tolto dal mondo a causa del peccato degli uomini, ma i cristiani sono invitati a preparare con il digiuno l'evento gioioso del suo ritorno e della liberazione dalla morte; questo evento si attua non solo nel memoriale della sua resurrezione, la domenica di Pasqua, ma anche nella continua venuta del Signore nel cuore dei fedeli che sono pronti ad accoglierlo e a morire con lui al peccato per risorgere ad una vita nuova, e infine nell'ultima venuta di Gesù nella gloria alla fine dei tempi.


Non si celebra l'Eucaristia (la Messa) né si suonano le campane, che tradizionalmente richiamano i fedeli alla celebrazione dell'eucaristia: esse suonano per l'ultima volta la sera del giovedì santo per poi tornare a suonare a mezzanotte durante la Veglia Pasquale, come segno dell'annuncio dei Cristiani della resurrezione del Signore. Durante la celebrazione liturgica pomeridiana del Venerdì santo si distribuisce l'eucaristia consacrata il giorno precedente, il Giovedì Santo (Celebrazione In coena Domini), in cui si ricorda l'ultima cena del Signore con i discepoli e il tradimento di Giuda. La liturgia inizia nel silenzio, come si era chiusa quella del giorno precedente e come si apre quella della veglia di pasqua nella notte del sabato santo, quasi a sottolineare come il triduo pasquale sia un'unica celebrazione per i Cristiani.



http://it.wikipedia.org/wiki/Venerd%C3%AC_Santo

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Sabato Santo

Il Sabato Santo è il secondo giorno del Triduo Pasquale. In tale giornata, come nel Venerdì Santo, la Chiesa cattolica non offre il sacrificio della Messa fino alla Veglia Pasquale, che si svolge nella notte tra il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua; in molte chiese rimane esposta la Croce servita per l'adorazione il Venerdì Santo; l'Eucarestia non è conservata nel Tabernacolo, ma viene portato in un altro luogo della chiesa chiamato altare della deposizione. Le luci e tutte le candele sono spente. Gli altari sono spogli, senza tovaglia né copritovaglia. Sui tabernacoli manca il conopeo. Questo è un giorno di silenzio per la Chiesa cattolica, durante il quale i cristiani attendono il gioioso annuncio della Risurrezione. È questo l'unico giorno dell'anno in cui non viene distribuita l'Eucarestia al popolo, se non per viatico. La Chiesa cattolica considera degno di lode protrarre il digiuno ecclesiastico e l'astinenza dalla carne anche in questa giornata, fino alla Veglia Pasquale, tuttavia non ne fa un obbligo per i fedeli.


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view post Posted on 12/4/2009, 09:48Quote
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Pasqua

Domenica 12 aprile 2009

In questa Solennità di Pasqua la Liturgia ci propone il brano del Vangelo secondo Giovanni in cui Maria di Màgdala, nel giorno dopo il sabato, si reca al sepolcro di buon mattino e vede che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corre allora da Simon Pietro e da Giovanni e dice loro:


“‘Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto’!… Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti”.


Su questo brano evangelico ascoltiamo il teologo gesuita padre Marko Ivan Rupnik:


**********
Attraverso tutto il Vangelo di Giovanni corre una discussione riguardo all’origine di Cristo, e più lui insiste che viene dal Padre, più è radicale l’incomprensione, soprattutto dei potenti e delle autorità religiose. Così, Cristo sposta l’attenzione alla sua meta: dove va. E’ disceso dal Cielo e al Cielo è stato innalzato, come un’offerta gradita al Padre. Maria di Magdala va alla tomba del suo Signore, giacché punto di arrivo di ogni essere vivente sulla Terra è la terra, la polvere, la tomba. Ma la tomba di Cristo è vuota, perché il Padre ha glorificato suo Figlio e il suo amore lo strappa alla putrefazione. Cristo è stato appeso sulla Croce con quella carne nostra che Lui ha assunto; lì è morta, e con essa anche la sua mentalità, mentalità che ragiona nell’ottica della tomba. Con lo stesso Corpo, Cristo però è risorto, e lì è la nostra umanità nuova, con una mentalità che ragiona in comunione con il Padre, dunque non soggetta alla corruzione del peccato.

Buona Pasqua a tutti :)



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view post Posted on 12/4/2009, 10:20Quote
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Il senso della misura ...in tutto

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:)

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